Comune di Triora (Imperia)


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MUSEO REGIONALE

ETNOGRAFICO E DELLA STREGONERIA

Corso Italia 1 - Tel. 0184 - 94477 -  Fax 0184 - 94164


Nella cucina, ricostruita secondo tradizione con il focolare e l'essiccatoio, pare di gustare i sapori di un tempo. I vari oggetti, la madia, la credenza, i lumi, il treppiede, dove sembra accendersi da un momento all'altro il fuoco, ci riportano indietro nel tempo, quando le famiglie unite si sedevano attorno al focolare per raccontarsi favole e storie tramandate da secoli. La lavorazione del latte ed i prodotti della pecora sono oggetto di un piccolo locale comunicante con la cucina. I vari attrezzi parlano di un'attività che sopravvive in alcune zone, come la valle del Capriolo e l’Abenin.
Le vigne, che un tempo si spingevano fino ad altezze inconsuete, stanno   scomparendo; sono rimasti a testimoniare quest'attività redditizia botti, tini, fiaschi damigiane, disposti in ordine nella cantina.


Scendendo nei sotterranei, giù sede delle carceri, si provano sensazioni contrastanti: dalla

curiosità al timore dell'inconscio e del  soprannaturale. Se da un lato le superstizioni e le credenze sono assai vive, documenti conservati nell'Archivio di Stato di Genova, qui fedelmente riprodotti ed esposti, raccontano supplizi tremendi ed interrogatori spietati.

Ben quattro lugubri sale sono dedicate a questo tragico capitolo di storia locale.

In una di queste è stata ricostruita una scena dell'inquisizione con la povera strega rinchiusa in una cella delle prigioni.

 

Vicino un'altra donna, ricoperta semplicemente da un camice bianco, è sdraiata sul cavalletto, in attesa del supplizio. Nelle altre celle, oltre ai documenti del processo, sono riprodotte streghe artigianali nelle loro azioni quotidiane. La caccia alle streghe avvenne negli anni dal 1587 al 1589, dopo che una grave carestia aveva infierito sull'importante podesteria genovese. Sottoposte alle più

orrende torture, le povere donne finivano con il confessare colpe innominabili e con il denunciare amiche od amici. Un commissario straordinario, tal Giulio Scribani, ingigantì talmente la questione che dovettero intervenire a porvi freno le autorità civili e religiose.

Nel frattempo alcune poverette erano morte a causa delle torture, altre nelle carceri di Genova, di molte non si seppe più nulla.

Cinquecento anni dopo i Trioresi hanno voluto tributare a queste donne un ricordo, celebrando un convegno ed un omaggio, una sorta di riabilitazione, erigendo all'inizio dell'antico borgo un monumento metallico, raffigurante una strega sorridente, con tanto di scopa, nell'atto di offrire un filtro magico al visitatore. Non era sicuramente una fattucchiera Luigia Margherita Brassetti, nobildonna cagliaritana, il cui ricordo è ancora vivo nella memoria dei più anziani. Delle sue attività benefiche, delle sue privazioni, della sua vita parlano i suoi diari, fotografie, cilici ma soprattutto i pensierini degli alunni e gli scritti delle amiche più intime.
I Trioresi, riconoscenti, hanno voluto dedicarle una sala.

 


Particolarmente interessante è la sezione archeologica del museo, dove sono esposti i reperti rinvenuti nell'Alta Valle Argentina. Oggetti di corredo funerario raccolti fra le ossa di non meno di quattro individui nell'Arma della Gastea e frammenti di due o tre vasi a bocca quadrata e di altri ad impasto, assieme a reperti ossei, scoperti nella Tana della Volpe a Loreto sono i più antichi, riferibili al Neolitico medio (3800-3000 a. C.). Anche gli scavi nell'Arma della Grà di Marmo, nell'Arma della Vigna, nella cava di Loreto, nel Pertuso, nel Buco del Diavolo e nel Bric del Castellaccio hanno portato alla luce oggetti di uso quotidiano, ornamentale e di difesa, databili dall'Eneolitico all'Età del Ferro. Una carta archeologica opportunamente indica i siti dei ritrovamenti. Nella sala grande al piano strada, mentre l'antico orologio campanaro scandisce il tempo, le statuette lignee del Maragliano e dei suoi discepoli, quelle processionarie rinascimentali con il corpo finto, il letto ed il bagno dei nobili testimoniano l'arte, il tenore di vita e le differenze sociali del passato.

 

 

 

 

 

Entrando a destra la sezione faunistica, con i suoi numerosi esemplari, fra cui il gufo reale, la poiana, l'allocco, l'upupa e la donnola, non è riferita al passato ma può essere ancor oggi osservata tra le rocce ed i pianori dell'alta Valle Argentina.

 

Il museo di Triora non vuole essere soltanto una mera esposizione di oggetti ma soprattutto un invito, uno stimolo a visitare l'antico paese, le sue caratteristiche ed incantevoli frazioni e borgate, dove in qualche caso si potrà riscontrare l'uso di attrezzi notati in queste sale. Si potrà, a contatto con una natura pressoché incontaminata, ritrovare il gusto ed il piacere della "vera" vita.