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OLTRE 100 ANNI DI STORIA....

Una storia lunga cent'anni (tratta da Centenario Redentore - Le Stagioni di Triora, Edizione Speciale, Estate 2001)
 

Fine Ottocento: sul finire dell'Ottocento un benemerito comitato, presieduto dal commendatore Filippo Tolli, decise di erigere sulle eccelse vette delle regioni italiane monumenti al Redentore per salutare l'imminente arrivo del nuovo secolo. L'idea, sostenuta entusiasticamente dal Pontefice Leone XII, in Liguria fu propugnata soprattutto dall'arcivescovo di Genova Mons. Tommaso Reggio che, per realizzarla, si affidò al suo confessore, il canonico triorese Giuseppe Giauni. Quella che segue è, per sommi capi, la storia del Monumento al Redentore sul Saccarello, ricavata da pubblicazioni, opuscoli, testimonianze orali.
 
 
1901: Primi di luglio - Una numerosa squadra di scalpellini, muratori ed operai, guidata dall'impresario Giovanni Battista Allavena di Ventimigla, pianta le proprie tende sulla montagna, scelta in precedenza dal canonico Giauni e da tre ufficiali del genio militare. Loro scopo è preparare il piedistallo in pietre scalpellate, secondo il disegno dell'architetto Giovanni Pacchiaudi di Briga Marittima. Il materiale deve essere trasportato dalla lontana Ormea
5 agosto - Il canonico Giuseppe Giauni si reca a Parigi per sollecitare la consegna della statua in ghisa, raffigurante il Redentore, presso la fonderia Biais-Noirrot. Dato il ritardo, si stabilisce che la doratura verrà eseguita direttamente sul Saccarello.
28 agosto – Giunge a Ventimiglia la vaporiera che trasporta la gigantesca statua, divisa in due pezzi. Dopo non facili formalità burocratiche, varca la dogana.
31 agosto - Il convoglio ferroviario giunge ad Ormea, accolto da una folla festante. Il canonico Giauni deve faticare non poco per trovare e contrattare il trasporto, su di un grosso carro, dei due pezzi fusi, pesanti quaranta quintali.
4 settembre - La statua giunge sul Saccarello
10 settembre - Dal forte di Nava arriva sul monte una compagnia di militari, con l'arduo compito di issare la statua sul piedistallo, terminato da pochi giorni.
11 settembre - Alcuni militari e due taglialegna di Piaggia scendono nel bosco di Collardente e, sorvolando sui permessi che sarebbero occorsi, tagliano due grossi larici, giunti a destinazione sul far della sera. La Pretura di Tenda, nonostante le proteste del Comune di Briga Marittima, infligge al Comitato una multa di 240 lire per infrazione alla legge forestale.
12-13 settembre: I militari ed i volontari desistono dal tentativo di issare la statua sul piedistallo, occorrendo una ben più solida muratura.
15 settembre – Migliaia di persone affollano il pianoro nei pressi della vetta del Saccarello, dov'è stata posta la Statua del Redentore. Su un'impalcatura ed una cappella improvvisate si recitano Sante Messe. Moltissimi fedeli ricevono il sacramento dell'Eucarestia. Momento culminante della cerimonia è l'incoronazione della statua, benedetta dal Papa Leone XIII, da parte dei due vescovi presenti, mons. Ambrogio Daffra di Ventimiglia e mons. Giuseppe Scatti di Savona. La banda musicale di Triora intona squillanti note. Non può essere presente, come avrebbe voluto, l'arcivescovo di Genova, mons. Tommaso Reggio, ammalatosi improvvisamente a Triora, dove morirà, venerato come un santo, il 22 novembre di quello stesso anno.
 
 
1902: Mese di luglio – Alcuni militari tagliano quattro piante di alto fusto, concesse dal Comune di Briga Marittima, nel bosco della Nava, presso Cima Marta, trasportandole fino a Collardente, dove subentra un'impresa brigasca, alla quale viene versato il compenso di 639 lire. La sera del 29 luglio giungono gli operai con il macchinario necessario ad elevare il monumento sul piedistallo.
4 agosto – Il primo blocco di ghisa viene issato sul basamento.
5 agosto – Sotto la sapiente guida del geniere Cesare Bignami, la pesantissima mole del secondo pezzo di ghisa viene avvolta da robuste funi, unendola per mezzo di un grosso uncino alla catena di un argano dentato posto sull'impiantito, a livello della sommità del basamento ed appoggiato all'alta “capra”, il cui stilo è sorretto in equilibrio da funi divergenti e ben tese, assicurate a pali vicini. Altri militari danno mano agli operai a far girare la manovella della burbera. L'opera, varie volte interrotta, è compiuta alle 13:30. Immediatamente si levano grida di evviva, il canonico Giauni intona il Te Deum; in breve nell'aria si spande un unico grandioso canto. Non appena appresa la notizia, da Triora e dagli altri paesei le campane suonano a distesa
Ultima settimana di agosto – Viene dorata la statua direttamente sul posto con esito purtroppo non molto soddisfacente.
8 settembre, festa della Natività di Maria Vergine – Per la seconda inaugurazione, alla quale la Santa Sede accorda gli stessi privilegi spirituali della precedente, convengono sul Saccarello oltre seimila pellegrini; vengono celebrate ben sei messe, mentre un coro di vispi fanciulli di Morignolo, diretti da Don Pacchiaudi, intona soavi inni.
 
 
1917: un fulmine cade con violenza sul monumento, danneggiando gravemente il piedistallo, ma lasciando completamente intatta la statua. Provvede alla riparazione la parrocchia di Triora attraverso una sottoscrizione popolare in tutta la Diocesi. I lavori, sotto la direzione dell'Ing. Antonio Capponi, sono eseguiti dal muratore triorese Giovanni Monico ed ammontano a lire 457,37.
 
 
1924: si costituisce a Triora, ad iniziativa del parroco Don Carlo Mandracci, un apposito comitato per ricordare il 25.mo anniversario dell'erezione del monumento. Fra le iniziative la principale è quella della costruzione di una cappella-rifugio nei pressi del monumento.
 
 
1926: iniziano i lavori della cappella-rifugio. I lavori di fondazione dei muri sono eseguiti da militari che stanno operando in zona, mentre il materiale è trasportato gratuitamente dai mulattieri trioresi.
 
 
1927: nel mese di giugno vengono completati i lavori della cappella, il cui progetto era stato ideato dall'Ing. Antonio Capponi di Triora. La costruzione, in pietra e malta di cemento e sabbia, è coperta di cemento armato, con l'uso di oltre quattro quintali di ferro. Le sue dimensioni sono di m.7,20 di lunghezza, m.5,20 di larghezza e m.3,60 di altezza. Internamente è così divisa: la cappella è quattro metri di larghezza e due di lunghezza, mentre il rifugio misura quattro metri per quattro. La divisione della cappella dal rifugio antistante è in muratura di cm.50, con apertura nel mezzo. La porta interna è di larice ben lavorato. All'interno la costruzione è ultimata con intonaco e cemento e sabbia, con pavimento di mattonelle di cemento nella cappella e di lastre di pietra del luogo nel rifugio. All'esterno la muratura è rifinita con un profilo di collegamento fra pietra e pietra.
Con un anno di ritardo, presenti migliaia di pellegrini, domenica 7 agosto viene celebrato il giubileo del monumento, inaugurando anche la nuova cappella. Vengono celebrate oltre venti sante messe nella nuova cappella ove, oltre all'altare stabile, erano stati trasporati altri due portatili. Oratori ufficiali sono mons. Luigi Mazzini, già vescovo di Anagni e mons. Dionigi Cardon, prevosto di Taggia. Per l'occasione, le autorità militari concedono il libero accesso, con mezzi di trasporto, lungo le strade che conducono al Saccarello.
 
 
1947: a seguito del Trattato di Pace, il raduno di quell'anno (3 agosto) è veramente imponente, in quanto giungono dalle 6 alle 7 mila persone da ogni provincia, ma soprattutto da quelle di Imperia e Cuneo. Organizzato dal Club Alpino Italiano di Cuneo, vede l'intervento di nutrite rappresentanze del Club Alpino Italiano, dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, dell'Associazione Nazionale Alpini e dell'Associazione Nazionale dei Partigiani d'Italia. Alla presenza di due vescovi, quello di Ventimiglia mons. Agostino Rousset e quello salesiano mons. Coppo, vengono celebrate alcune Sante Messe. Il parroco di Oneglia, Don Boeri officia una funzione per gli aderenti ai vari circoli A.C.L.I. Fra le autorità civili e politiche è doveroso citare il rappresentante del Prefetto ed il Sindaco di Cuneo, l'onorevole Badini-Gonfalonieri, l'ing. Ruffi del Comitato Alta Valle Roia, ma sopratutto i Sindaci di Briga Marittima e di Tenda, alla testa di moltissimi abitanti di quei due paesi, appena ceduti alla Francia, giunti dopo sette ore di amrcia. La giornata si conclude con l'arrivo e la successiva premiazione di una gara di marcia alpina a pattuglia, lungo il percorso Briga-Saccarello, attraversando i passi Collardente e Tanarello.
 
 
1948: le celebrazione dell'anno precedente vengono riprese il primo agosto, con rinnovato ardore e partecipazione ed organizzate da vari Comitati ed Associazioni patriottiche e sportive delle province di Imperia e Cuneo. Oratori ufficiali sono il vescovo di Ventimiglia mons. Agostino Rousset, l'on. Badini-Gonfalonieri, il senatore Fazio e l'avvocato Sibille della Val Susa. Particolarmente numerosi gli abitanti di Piaggia, Upega e Carnino, che andranno a costituire il nuovo Comune di Briga Alta (Cuneo).
 
 
1956: al raduno del 5 agosto la messa al campo viene celebrata dall'ex cappellano della Julia Padre Generoso, il quale, al Vangelo, rivolge ai presenti parole di circostanza, trattando il tema “L'amore: per l'umanità e per la patria”. Fra i presenti l'On. Badini-Gonfalonieri, sottosegretario di Stato agli Esteri, il sen. Dardanelli di Mondovì, il generale Michelotti, comandante del Commiliter di Genova, il colonnello Santilli comandante del Quinto C.A.R. di Imperia, il prof. Raul Zaccari, il cappellano militare Don Guido Nasi ed il sempre presente Don Alberto Pierino, presidente provinciale dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci. Prestano servizio le bande musicali del Quinto C.A.R. e quella di Pietrabruna.
 
 
1957: la ricorrenza annuale del 4 agosto è ricordata con una santa messa, celebrata dal Padre Generoso da Pontedecimo, ex cappellano alpino della Julia. Il discorso ufficiale è tenuto dal senatore avv. S. Bruna. Suona per tutti la banda del Quinto C.A.R. di Imperia.
 
 
1958: il raduno del 3 agosto si svolge in forma semplice, con una Santa Messa celebrata dal Padre Generoso. Verso mezzogiorno Don Tassara, parroco di Mendatica e cappellanno della Pia Unione dei Pastori, celebra una funzione religiosa per un gruppo di pastori .
 
 
1960: alla presenza di circa 500 fedeli, concelebrano la messa dell'annuale raduno il nuovo parroco di Realdo e Verdeggia, Don Giovanni Battista Vento, il padre Generoso della Julia e l'immancabile Don Alberto Pierino.
 
 
1975: viene fondato da un gruppo di oriundi goinesi – Giacomo, Valentino, Angelo Lanteri e Antonio Prevosto – e da Antonio Astini di Creppo, eletto primo presidente, il Comitato Pro Saccarello, con lo scopo di rinnovare la consuetudine annuale di celebrare una Santa Messa, la prima domenica di agosto, davanti al Redentore.
 
 
1979: è casualmente ritrovata a Santo Stefano Belbo (Cuneo), paese natale di Cesare Pavese, la mano destra del Redentore, tranciata da un fulmine l'anno prima ed attivamente ma inutilmente ricercata nelle vallate sosttostanti.
 
 
1980: nei giorni 12 e 13 luglio, il Comitato Pro Saccarello esegue importanti lavori di restauro al Redentore. Giungono sulla vetta persone di ogni età e provenienti da ogni paese. Li ricordiamo ai posteri: i trioresi Giacomo Lanteri, presidente, Giuseppe Occelli, con moglie e figlia, Angelo Lanteri, Osvaldo Lanteri, Giovanni Lanteri, Carletto Lanteri, Giancarlo Lanteri, Marco Prevosto, Santino Figaia, Severino Malatesta, Andrea Faraldi, Pierino Saldo, Adriano Borelli, Franco Stella con la moglie Liliana, Sandro Oddo; il crepparolo Armando Astini con tutta la famiglia, Emilio Alberti di Corte, Luigi Alberti e Giacomo Stella “Narducciu” di Molini, il sanremese Luigi Cavalieri, il realdese Antonio Lanteri Motin, il parroco di Dolceacqua Don Angelo Nanni, il taggese Aldo Taggiasco. In particolare viene riattaccata la mano al Redentore, rifatta una parte di mantello, dorata la statua e sistemato il parafulmine. Una targa, opera del marmista taggese Antonio Martini, ricorda l'avvenimento. Le spese per il materiale ammontano solamente a 408,500 lire, interamente coperte da un contributo prefettizio, grazie all'interessamento del viceprefetto dott. Filippo Giusti, giunto sul Saccarello nel corso dei lavori, unitamente al Sindaco di triora Luigi Capponi, al segretario comunale Dott. Giorgio Negro ed alla moglie Daniela. Al raduno del 3 agosto prendono parte, fra gli altri, il vescovo mons. Angelo Verardo e l'assessore regionale Francesco Rum.
 
 
1981: nel mese di luglio alcuni volontari, diretti dal geometra Occelli – Giacomo Lanteri, Renato e Sandro Oddo, Antonio Prevosto ed Enzo Olivieri – murano nel piedistallo una delle lapidi commemorative collocatevi 80 anni prima e pesantemente precipitata al suolo. Al raduno di quell'anno assistono moltissimi fedeli. Da Roma giunge, graditissimo, anche un messaggio del Santo Padre, letto dal vescovo di Ventimiglia mons. Verardo.
 
 
1982: raduno speciale, domenica 7 agosto. Dopo la Santa Messa, concelebrata dal parroco di Verdeggia, Don Federico Alberti e dal vescovo mons. Angelo Verardo, tra i canti del coro “Amici della Montagna”, viene lanciato un gigantesco pallone volante, mentre la banda di Castelvittorio suona allegri motivi. La mongolfiera verrà recuperata, da alcuni membri del Comitato Pro Saccarello e dall'ideatore dell'iniziativa, il mobiliere Nicolino Brambille, poi perito tragicamente, presso il Camping Cieloverde di Marina di Grosseto domenica 3 ottobre.
 
 
1987: il 18 luglio vengono eseguiti lavori manutentivi al monumento, ad opera di volontari appartenenti al Comitato Pro Saccarello. In particolare, viene riverniciato il monumento, grazie al coraggio del Presidente Giacomo Lanteri e del crepparolo Armando Astini. Fornisce il materiale il signore Alberti Carlo di Grattino, presente sul posto assieme all'operaio Claudio Nobbio. Rispondono all'appello anche Sandro Oddo, il cettarolo Alfredo Gramegna, la moglie Albina, la nuora Antonella Alberti e i due nipotini Andrea ed Alex. Molto riuscito ed applaudito il successivo raduno.
 
 
1991: nel mese di luglio un gruppo di volontari organizza una “spedizione” per eseguire alcuni lavori di restauro. All'appello sono presenti: Giacomo Lanteri, Mario Alberti, Edmondo Stella, Silvano, Sandro e Massimo Oddo, Erica Moraldo, Vittorio Alberti, Francesco Balestra, Andrea Faraldi ed Enzo Olivieri. Viene sistemata e saldata la ringhiera di protezione verso Verdeggia, messo in opera un cancello davanti alla cappella-rifugio, verniciato il ferro attorno al piedistallo ed infine allestita una tettoria in legno a ridosso del fabbricato. Questo lavoro purtroppo si rivelerà inutile, in quanto nel corso del successivo inverno verrà completamente smantellato.
 
 
1993: alla base del 93° raduno sul Monte Saccarello del primo agosto sta un evento straordinario, destinato a cambiare le sorti dell'Europa intera: l'abolizione delle frontiere tra i vari stati. Autorità italiane e francesi convengono per festeggiare l'avvenimento. Organizzato dal Comune di Triora e dal Comitato Pro Saccarello, si avvale della collaborazione della Comunità Montana Argentina-Armea, delle Associazioni Pro Loco di Triora, Realdo e Verdeggia, del Coordinamento Volontari Antincendio e Protezione Civile di Imperia e del Comitato San Giovanni e Tradizioni Onegliesi di Imperia. Dopo la Santa Messa, celebrata dal Vescovo di Ventimiglia, mons. Giacomo Barabino, che sarà molto assiduo alla festa anche negli anni successivi, coadiuvato dal parroco di Verdeggia, don Federico Alberti e da altri sacerdoti rappresentanti le diocesi di Cuneo e Mondovì, sono seguiti i discorsi. Il senatore Lorenzo Acquarone, oratore ufficiale, parla davanti ad altre autorità – l'onorevole Manfredo Manfredi, i Sindaci di Imperia, Taggia, Badalucco, Montalto, Carpasio, Molini di Triora, Pigna, Mendatica, Montegrosso Pian Latte, Briga Alta, La Brigue, i rappresentanti delle Comunità Montane Valli Argentina-Armea, Arroscia, Tanaro, Vermegnana, il Comandante del Corpo Forestale dello Stato, Sottufficiali dell'Arma dei Carabinieri – e a circa duemila persone. Al termine, dopo le parole del Sindaco di Triora, prof. Antonio Lanteri, si scopre una lapide ricordo dell'importante manifestazione. Un picchetto d'onore del corpo degli Alpini ed alcuni Cavalieri di Malta, attornia l'altarino con ripiano in ardesia, dov'è celebrata la funzione.
 
 
1999: il gruppo di Camminitalia che sta attraversando la penisola, fa tappa il 15 giugno davanti alla statua del Redentore. Un discreto numero di escursionisti, accompagnati da alcuni alpini guidati da un generale, è ricevuto dall'Associazione Nazionale Alpini, dal Sindaco di Triora e da due rappresentanti del Comitato Pro Saccarello, il presidente Giacomo Lanteri ed il segretario Sandro Oddo. Dopo i discorsi di rito, viene scoperta un'artistica targa-ricordo, apposta sul piedistallo. Il raduno del 2 agosto organizzato dall'Accademia dell'Ambiente del Col di Nava e dall'Amministrazione Provinciale di Imperia, con la consueta collaborazione del Comitato Pro Saccarello e di numerose associazioni di volontariato e protezione civile, ripropone l'incontro senza frontiere del 1993. Pur non riscuotendo il successo di quell'edizione, l'iniziativa vede convenire davanti al Redentore oltre un migliaio di persone. Celebra la Santa Messa il Vescovo di Albenga, mons. Mario Oliveri, unitamenta al parroco di Verdeggia, don Federico Alberti. Assistono, fra gli altri, l'avv. Gabriele Boscetto ed il Sindaco di Triora, prof. Antonio Lanteri. Al termine viene eseguito un applaudito concerto del coro Monte Saccarello, diretto dal maestro Frisina, seguito dal famoso organista Brezzo. Mentre ancora si spandono nel cielo le bellissime armonie, ci si incammina verso il pianoro sotto la cima del Saccarello, dove il Comitato San Giovanni e Tradizione Onegliesi ha allestito sotto un grande tendone un pranzo con i fiocchi.
 
 
2000: è un bel raduno quello tenutosi sul Saccarello domenica 6 agosto. Oltre cinquecento persone affollano la vetta. Il Vescovo di Ventimiglia-Sanremo, mons. Giacomo Barabino, ricorda ai fedeli, nel corso della Santa Messa delle 11, che quello che si sta effettuando è il centesimo appuntamento davanti alla gigantesca statua. Lo assiste il parroco di Verdeggia don Marco Moraglia. Tocca alle autorità presenti – fra le quali il presidente dell'Amministrazione Provinciale Gabriele Boscetto, l'assessore regionale al turismo Franco Amoretti, numerosi assessori e consiglieri provinciali, il comandante del Corpo Forestale dello Stato dott. Pavan, il presidente della Comunità Montana Argentina-Armea Ivo Orengo, ed il Direttore dell'Accademia dell'Ambiente del Col di Nava prof. Giuliano Ferrari, vero artefice dell'iniziativa – cercare di spiegare che cosa significhi quel sacro simulacro innalzato a prezzo di notevoli sacrifici e sforzi finanziari. Ad impregnare l'aria di toni festosi sono due gruppi corali, quelli della Val Sesia e del Monte Saccarello. I componenti di quest'ultimo collocano sul piedistallo una targa-ricordo, scoperta dal Vescovo e dal Presidente della Provincia. Successivamente viene benedetta anche un'artistica piastrella, dipinta dalle trioresi Diana Fontana e Simonetta Bracco, con il simbolo del Giubileo, collocata nella cappella una settimana prima da un gruppo di volontati del Comitato Pro Saccarello, nel corso di alcuni lavori di restauro. Silvio Astini, figlio di uno dei fondatori, ha voluto dedicare un ricordo alla memoria di tutti i Saccarellini che sono andati avanti. Un pranzo al sacco conclude degnamente la giornata, mentre per le numerose autorità ed i volontati dei gruppi della Protezione Civile dell'intera provincia e della Croce Rossa Italiana è stata preparato un pranzo con i fiocchi dall'impeccabile Comitato San Giovanni e Tradizioni Onegliesi, guidato da Sergio Lanteri, originario di questa valli.


2008: nascita dell'Associazione Festa del Redentore – Monte Saccarello