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Dal 1815 ai giorni nostri (Parte 2)

Terminata l'opera di distruzione, i militari tedeschi salirono su tre camion e lasciarono il paese. Verso le 19 i primi trioresi rientrarono in paese e iniziarono a spegnere gli ultimi focolai dell'immane incendio, ma quando si sparse la voce che quattro tedeschi, armati di mitra, si stavano dirigendo a Triora da Molini, quelli che erano ritornati fuggirono di nuovo terrorizzati, mentre l'enorme rogo continuava la devastazione delle case. Solo la mattina del 6 luglio furono domati gli ultimi focolai dell'incendio.

Il disastro aveva provocato la distruzione totale o parziale di una settantina di case. Le famiglia rimaste senza casa ammontavano a cinquantadue. In piazza della Collegiata vennero distribuiti viveri alla popolazione sinistrata, mentre, nella stessa giornata, il podestà Pesce istituì tre commissioni: una, per lo sgombero delle macerie, era presieduta da Antonio Asplanato; l'altra per l'alloggio ai sinistrati da Giovanni Viale; la terza, per la fornitura dei viveri, da Adolfo Faraldi. Aiuti ai sinistrati giunsero anche da altre località per un totale di trentamila lire tra denaro e indumenti. Ma il disagio durò ancora diverso tempo, mancando i generi essenziali come il sale e non funzionando nemmeno il servizio postale, fino a quando giunsero viveri da Pigna e da Rezzo. Gli uffici del comune furono sistemati provvisoriamente nell'oratorio di San Giovanni Battista, dove fu anche celebrata una messa la domenica successiva l'incendio del paese. Per oltre due mesi, molti abitanti continuarono a dormire ancora nelle campagne, dove era rimasta anche la roba portata dal paese prima dell'incendio.

L'11 ottobre successivo reparti tedeschi si stanziarono a Triora fermandovisi per circa 40 giorni. Il giorno dopo i tedeschi cominciarono a requisire viveri, vino, fieno, legna e grano. I civili furono obbligati a trasportare le derrate alimentare con i loro muli o, in mancanza di questi, anche di persona, e l'obbligo venne esteso anche alle donne. Gli uomini dovevano anche strigliare muli e cavalli, pulire le stalle e spaccare la legna. Le persone che portavano del cibo ai loro familiari nelle campagne erano poi obbligate a munirsi di uno speciale permesso per evitare di essere sospettate di aver portato alimenti ai partigiani.

Il 21 ottobre i tedeschi prelevarono una ventina di uomini di Triora come ostaggi portandoli a Dolceacqua ma rilasciandoli dopo due giorni. Nel mese di ottobre soldati tedeschi fecero anche incursioni a Creppo e Gerbonte, dove incendiarono diverse case e asportarono capi di bestiame. Il 9 novembre, in occasione dell'anniversario delle vittime naziste del putsch di Monaco di Baviera del 1923, le truppe tedesche di stanza a Triora, Molini e Andagna si riunirono a Triora presso l'oratorio di San Giovanni Battista, dove commemorarono i caduti del putsch con un pranzo e canti popolari.

Il 18 novembre i tedeschi lasciarono Triora, mentre, nello stesso giorno, aerei alleati sganciavano delle bombe presso il torrente Capriolo senza tuttavia fare danni e vittime. Il 3 dicembre successivo tutti gli uomini di Triora vennero condotti nella piazza della Collegiata. I militi repubblichini dissero che avevano bisogno di uomini per riparare la strada militare interrotta dai partigiani. Di questi uomini ne furono presi una ventina e portati a Pigna, dove una parte venne rilasciata, mentre altri tredici furono trasferiti a Sanremo come ostaggi, e poi rilasciati dopo sei giorni grazie all'intervento del podestà di Triora.

Il 10 dicembre alcuni partigiani lanciarono una bomba anticarro contro due automobili tedesche sulla strada militare Molini-Rezzo facendo diverse vittime tra i tedeschi. In seguito a questo grave episodio, a Triora la gente ripiombò nella paura temendo un'altra terribile rappresaglia. Due giorni dopo i fascisti "Cacciatori degli Appennini" occuparono Triora e la zona circostante ordinando la chiamata alle armi ai giovani trioresi soggetti al servizio militare. Il 23 gennaio 1945 i fascisti effettuarono un primo rastrellamento dei giovani inclusi nelle classi chiamate alle armi. Il 14 febbraio i partigiani assalirono una colonna di fascisti e tedeschi a Langan, uccidendo cinque fascisti e ferendo gravemente un tedesco, mentre un altro tedesco, salvatosi, raggiunse Briga, dove aveva sede il comando tedesco, per avvertire i superiori dell'eccidio. A Triora la popolazione tornò nel più totale sgomento e temette seriamente una nuova rappresaglia tedesca.

Verso il 20 febbraio i "Cacciatori degli Appennini" lasciarono Triora e furono riampiazzati dai militi repubblicani, detti Bande Nere, facenti parte della Guardia Nazionale Repubblicana. Il 28 febbraio i tedeschi riuscirono ad impossessarsi di un cifrario indicante i segnali da fare agli aerei alleati per avere soccorsi. Fu quindi ordinato agli aerei alleati di sganciare viveri e altro materiale sulla cima del monte Marta, come infatti avvenne poco dopo. I tedeschi, nascostisi con i loro muli nelle stalle e sotto gli alberi, si impossessarono quindi dell'ingente materiale lanciato dagli aerei alleati e lo fecero trasportare da uomini e donne di Pigna e Briga nella vicina Briga. Parte di questo materiale sarebbe poi stato consumato o distrutto a Briga, e il restante trasportato a Ivrea. L'11 marzo si verificò un altro rastrellamento di giovani chiamati alle armi, mentre la zona Bregalla-Creppo-Gerbonte veniva perquisita casa per casa. Verso la fine del mese vari partigiani ed un civile di Gerbonte vennero uccisi dai tedeschi. In totale i caduti nelle azioni partigiane svoltesi a Triora e dintorni tra la fine del 1944 e i primi mesi del '45 furono parecchi da entrambe le parti.

Tra il 23 e il 24 aprile 1945 iniziò la ritirata dei tedeschi, che, con carriaggi e cannoni, scesero a valle tra i castagneti di Stornina. I mulattieri trioresi furono obbligati a trasportare materiale tedesco dai militi repubblichini. Durante la ritirata un soldato repubblichino sparò un colpo di cannone che arrestò momentaneamente la marcia della colonna tedesca, che, però, dopo venti minuti, riprese il viaggio verso valle.

Dopo la Liberazione, diversi partigiani presero alloggio a Triora impiantando la loro sede in un capannone lungo le Spianate, che era già stato adibito a sala-convegno dei militari di truppa della GAF. In questo capannone i partigiani tennero feste e pranzi la sera e nei giorni festivi essendo stato chiuso il cinema-sonoro per il suo scarso rendimento in seguito alla partenza dei militari. Ai partigiani si aggiunsero poi nell'estate del 1945 anche i trioresi rientrati in paese dalla prigionia o dal servizio militare.

Finita la guerra, il governo fece costruire nel 1946-47 due palazzine destinate ad accogliere i sinistrati della rappresaglia tedesca del luglio 1944. Il comune venne trasferito nell'ex Albergo Triora, dove si trova attualmente. Il 10 febbraio 1947 venne firmato a Parigi il trattto di pace tra l'Italia e la Francia, che stabiliva la nuova linea confinaria tra i due paesi lungo l'arco alpino.

Il comune di Triora perse le cime del Saccarello, di Marta, di Grai, di Sanson e di Collardente, che passarono alla Francia, mentre inglobò nel suo territorio la frazione brigasca di Realdo, che venne staccata dal resto del paese diventato francese. Realdo aspirava però a diventare comune autonomo, ma tale aspirazione non venne soddisfatta in quanto al suo posto venne istituito il comune di Briga Alta, comprendente i centri di Piaggia, Upega e Carnino. Realdo accettò a malincuore questa soluzione e negli anni successivi i rapporti con Triora furono alquanto tesi tanto che venne anche istituito un comitato che si batteva per la piena autonomia amministrativa della frazione triorese. Nello stesso anno cominciò a funzionare presso l'ospedale civico un ambulatorio per i degenti più bisognosi.

Nel luglio 1948 la federazione di Imperia della Democrazia Cristiana istituì a Triora la colonia montana "O. Lorenzi", che venne sistemata in un primo momento nei locali sottostanti all'ospedale e successivamente trasferita all'interno del casermone. Sempre nel 1948, dopo i due mandati di Giacomo Saldo e di Giacomo Moraldo, venne eletto sindaco di Triora Luigi Lantrua, che avrebbe retto ininterrottamente le sorti del comune fino al 1980.

Nel 1950, alla presenza del prefetto di Imperia, del vescovo di Ventimiglia e di altre autorità, si celebrò il primo centenario della venuta a Triora delle suore dell'Orto. Nella stessa occasione venne anche inaugurato l'ospedale civico, restaurato dopo i gravi danni subiti dall'edificio nel luglio 1944.

Nel 1950 iniziarono anche dei lavori di ricostruzione delle case rovinate dai tedeschi a cura della ditta Verna di Vinadio. Nello stesso anno le province di Savona e Imperia impiantarono a Triora un convalescenziario estivo per i degenti dimessi dagli ospedali provinciali, che erano già assistiti dalla mutua. Il convalescenziario venne quindi ubicato nei locali del restaurato Asilo infantile. L'anno successivo, con l'obiettivo di dare lavoro ai numerosi disoccupati del luogo, il ministero dell'Agricoltura e foreste stabilì un cantiere di lavoro a Triora per il rimboschimento dello sperone orientale del paese, detto Dubbarìe, e delle pendici orientali del monte Trono, la cui sommità era già stata rimboschita nel 1935.

Il bosco in queste zone era stato sradicato nei secoli passati per distruggere i lupi che infestavano il paese. Nel 1952 venne eseguita l'asfaltatura della strada provinciale fino all'abitato, compresa la passeggiata delle Spianate. Nello stesso anno si conclusero, dopo due anni, i lavori di ricostruzione dell'ex caserma Cima di Marta, al cui interno furono collocate le scuole elementari di Triora.

Nel 1954-55 venne costruita la strada da Triora a Loreto a cura dell'impresa Siniscalchi di Roma. La strada fu poi continuata fino a Creppo, arrivò a Castel del Pino nel 1958 e raggiunse infine Verdeggia e Realdo a metà degli anni Sessanta. Il completamento del tratto di strada fino a Realdo avvenne nel 1970. Nel 1959 iniziarono invece i lavori di costruzione della diga di Tenarda a servizio dell'AAMAIE di Sanremo, che furono terminati nel 1963.

Nello stesso anno venne costruito l'audace ponte di Loreto, alto ben 120 metri, da parte dell'impresa Rosario e Piero Siniscalchi di Roma. L'armatura tubolare del ponte venne realizzata a cura dell'ingegner Rossello di Milano, mentre il progetto dell'opera fu ideato dall'ingegner Scalesse di Roma. Due anni dopo venne terminato il tratto di strada che congiungeva Loreto a Cetta da parte delle imprese Siniscalchi di Roma e Emanuele Damonte di Alassio. Il 30 aprile 1963 morì a Roma l'illustre storico triorese padre Francesco Ferraironi, nato a Triora il 3 marzo 1883, che aveva scritto numerose e significative opere storiche sul suo paese natale.

Il 14 novembre 1963 giunse a Triora il battaglione mobile dei carabinieri di Genova, composto da 100 militari, che presero alloggio nella caserma Tamagni. I carabinieri, ripartiti da Triora il 22 febbraio 1964, furono mandati nell'alta valle Argentina per sedare i tumulti e gli atti vandalici degli abitanti di Badalucco contrari alla costruzione della diga di Glori. Nel 1970 terminò la costruzione della strada da Triora a Passo della Guardia, che collega il borgo della valle Argentina con la strada di Garezzo e che avrebbe dovuto essere sistemata per raggiungere la frazione triorese di Monesi.

Tra il 1966 e il 1972 la frazione di Monesi visse il periodo più florido con la costruzione di tre sciovie, una seggiovia, una pista di pattinaggio, una piscina, varie strutture alberghiere, condomini, ecc. La stazione sciistica venne invasa da un gran numero di turisti. In seguito però Monesi perse la sua vitalità turistica, sia per la distanza dal capoluogo che per la scarsa preveggenza delle autorità politiche locali e per diverse controversie sul suo futuro, che tra l'altro impedirono il rilancio della piccola frazione con la respinta del piano regolatore generale della zona sciistica.

L'11 agosto 1974 venne inaugurata, alla presenza dei sindaci Lantrua e Merquiol e di altre autorità, la Route de l'Amitié, cioè la strada carrozzabile che collega Realdo con il comune francese di La Brigue. Tale inaugurazione fu resa possibile grazie alla costruzione da parte del comune di Triora del tratto di strada da Realdo a Sanson. Nello stesso anno venne costituita l'Associazione Turistica Pro Triora, che diede un notevole impulso alle attività turistiche locali e rivitalizzò le ricche tradizioni del paese dell'alta valle Argentina, grazie anche alla valida collaborazione di abili soci quali Silvio Pastor, Sergio e Luigi Coldebella, Michele Figaia e Roberto Faraldi. Nel 1980 venne eletto sindaco Luigi Capponi, che sarà poi rieletto nel 1985 e nel 1990. Nel 1983 fu invece aperto il Museo Etnografico e della Stregoneria, che attirò moltissimi visitatori.

Nel 1992 divenne sindaco il professor Antonio Lanteri di Realdo, che sarebbe stato rieletto nel 1995 dopo un ballottaggio con il geometra di Cetta Nino Gramegna. Durante i primi anni della sua amministrazione il sindaco Lanteri ha dato prova di una notevole sensibilità e attenzione verso i vari problemi che riguardano la comunità triorese, operando in modo particolarmente efficace per il rilancio e il potenziamento delle attività turistiche, che rappresentano ormai uno dei principali punti di forza dell'economia del piccolo borgo dell'alta valle Argentina.

Ed è proprio sul turismo che oggi, alle soglie del 2000, Triora punta tutta la sua attenzione per un rilancio della sua territorio, che, dopo aver conosciuto il fenomento di un notevole spopolamento, appare oggi orientato a diventare una amena e confortevole località alpina nei pressi del confine con la Francia, in grado di offrire tutta una serie di servizi alla numerosa clientela turistica nazionale ed internazionale che la sceglie come luogo di villeggiatura estiva e invernale.