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Dalla Preistoria alla fine del Medioevo (Parte 2)

Nel 1331 venne firmata una tregua delle operazioni militari tra i ghibellini di Triora, Taggia, Arma e Bussana e i guelfi dei paesi della val Nervia. Quindici anni dopo, il 3 gennaio 1346, Triora accettò un compromesso con Castelfranco e Pigna, concluso dal podestà triorese Francesco da Firenze, relativo al territorio boschivo e prativo del monte Tanarda, ubicato sul confine dei tre comuni. In seguito però, Pigna, alleatasi con il vicino paese di Buggio, avvalendosi anche dei diritti che le spettavano in virtù della transazione ottenuta con la mediazione del podestà di Triora, scatenò intorno al 1350 un violento conflitto armato con Castelfranco per assicurarsi il possesso della zona di Tanarda che si prolungò per diversi anni con alterne vicende.

Tra il 1347 e il 1350 Triora, come il resto d'Italia e di gran parte d'Europa, venne duramente colpita dal flagello della peste nera, che sterminò un terzo della popolazione del paese. La pestilenza imperversò soprattutto nel corso del 1348, quando alcuni abitanti trioresi, per trovare scampo dal terribile morbo, si rifugiarono in un luogo vicino, dove, non lontano dall'abitato di Molini, fondarono il primo nucleo del paese di Glori. Nello stesso periodo, nell'ambito dei patti di buon vicinato con i paesi vicini, Triora stipulò una convenzione con il comune di Saorgio. L'accordo, che venne siglato il 5 agosto 1349 dal sindaco di Triora Giovanni Gastaldi e da quello di Saorgio Pietro Cina, al solito in una località intermedia tra i due comuni, e precisamente "in Marta", sul confine tra i due paesi, prevedeva una mutua collaborazione fra trioresi e saorgini per una maggior sicurezza delle persone e del bestiame circolanti nei territori confinanti, specialmente nel caso di furti o calamità naturali come temporali e frane.

La convenzione prevedeva anche delle clausole che riguardavano un antico dissidio tra Triora e Pigna stabilendo che nessun abitante di Saorgio avrebbe dovuto dare asilo a bestie degli uomini di Pigna che si trovassero a pascolare nel territorio comunale triorese, e che gli abitanti dei due paesi si ripromettevano di risarcirsi a vicenda i danni provocati direttamente e indirettamente dal conflitto che aveva contrapposto Triora a Pigna. Intorno al 1350, militi di Triora, aggregatisi agli uomini di Ventimiglia e di Imperiale Doria, parteciparono al saccheggio di Rocchetta Nervina e di Sospello, paesi che appartenevano ai conti di Provenza.

Tra il 1350 e il 1351 si ebbe una lunga e complessa lite tra gli abitanti di Triora e quelli di Pigna, Buggio e Castelfranco per lo sfruttamento dei pascoli e delle acque di Tenarda, di cui è forse indice una sentenza emessa il 5 aprile 1351 nel territorio di Castelfranco presso la chiesa di Santa Maria di Migaleto, che dirimava una controversia sorta fra Triora, Castelfranco e Pigna in merito ad un presunto sconfinamento di pastori.

Nel 1356, prima ancora che Genova si ribellasse all'amministrazione dei Visconti di Milano, la popolazione triorese si sollevò cacciando dal paese il rappresentante visconteo inviato dall'imperatore Carlo IV e accusato di aver retto malamente il paese. Il 28 gennaio 1367 il vescovo Giovanni Fieschi di Albenga investì cinque membri dei conti di Ventimiglia delle decime che percepiva nel territorio comunale di Triora. Qualche anno dopo, nel 1379, Triora stipulò un altro trattato di buon vicinato con il paese di Castelfranco, siglato il 20 giugno dal sindaco di Triora Francesco Sardo e dai sindaci di Castelfranco Pietro Rebaudo e Giovanni Peverello, soprattutto per trovare di comune accordo una soluzione per i pascoli di Langan, che erano oggetto di scontri quotidiani per ottenerne il possesso.

Un tratto di questo territorio era infatti di proprietà comune ed erano sorte divergenze in merito alla stima di eventuali danni e all'applicazione delle sanzioni pecuniarie che variavano in base alla cittadinanza del camparo (guardia campestre) e del colpevole. La comproprietà prevedeva infatti la sorveglianza e l'intervento delle autorità dei due paesi, ma evidentemente sussistevano delle disparità di trattamento tra campari e pastori appartenenti a un paese piuttosto che a un altro. Fu quindi deciso di stabilire delle precise norme che garantissero l'equità dei giudizi e vennero approvate anche delle disposizioni che fissavano l'ammontare delle sanzioni pecuniarie per eventuali danni causati dal bestiame. La convenzione venne firmata proprio nella località di Langan.

Nel 1383 si verificò una rivolta degli abitanti di Triora contro Genova a causa dell'eccessiva pressione fiscale che la Repubblica aveva imposto al piccolo borgo ligure. In questo periodo proprio per motivi fiscali sorse un dissidio tra il comune di Triora e quelli di Montalto e Badalucco. La contesa derivava dalla suddivisione tra i comuni della podesteria della tassa detta dell'avaria, il cui importo complessivo doveva essere appunto egualmente ripartito in quote tra i comuni della podesteria. Il problema consisteva nel fatto che se un comune chiedeva una riduzione della sua quota, inevitabilmente aumentava l'importo di quelle che dovevano versare gli altri comuni.

Nel 1388 il sindaco di Montalto e Badalucco Giacomo Ammirato presentò al doge di Genova una supplica a nome dei suoi abitanti in cui si lamentava del fatto che i due comuni che egli rappresentava erano a suo modo di vedere trattati mali da quello di Triora nella divisione della tassa dell'avaria da pagare a Genova. Il doge e il Consiglio degli Anziani risposero però in modo giudicato non soddisfacente dagli abitanti di Montalto e Badalucco, che si incollerirono ulteriormente quando seppero che due rappresentanti del comune di Triora, Pietro Stella e Antonio Capponi, si erano recati a Genova per sostenere il punto di vista di Triora sulla questione in discussione.

Il doge investì allora del problema il vicario della Riviera occidentale che confermò la precedente suddivisione delle quote: di 5 denari di tassa il comune di Triora doveva pagarne 3, mentre gli altri 2 dovevano essere ugualmente ripartiti tra i comuni di Baiardo, Castelfranco, Badalucco e Montalto. Questa ripartizione venne accetta da Baiardo e Castelfranco, ma non da Montalto e Badalucco, che continuarono a protestare contro la quota assegnata loro giudicata non proporzionata al numero degli abitanti e all'estensione del territorio. Dopo aver verificato la consistenza della popolazione, il vicario sentenziò che le comunità di Badalucco e Montalto erano trattate in modo equo e confermò quindi la suddivisione della tassa già stabilita. Gli abitanti di Montalto e Badalucco continuarono però a protestare vivacemente sostenendo che c'era una grande differenza di censo tra le popolazioni dei diversi comuni della podesteria di Triora.

Al 1391 risale invece una nuova convenzione con il comune di Pigna, siglata il 29 marzo di quell'anno dal sindaco triorese Angelino Oddo e da quello pignese Pietro Allavena, che prevedeva precise norme giurisprudenziali e di procedura civile per la soluzione di liti, cavilli e frodi che spesso insorgevano tra abitanti dei due paesi per atti di compravendita, prestiti, alienazioni, concessioni e obbligazioni soprattutto di territori destinati al pascolo, per il cui danneggiamento da parte di pastori di entrambi i paesi erano previste speciali sanzioni pecuniarie. In particolare, si stabiliva che la giurisdizione per qualsiasi atto di vendita, obbligazione, alienazione o concessione era di esclusiva competenza del tribunale di appartenenza del reo; si fissava in otto giorni il termine massimo di tempo entro cui il reo debitore o confessante avrebbe dovuto pagare l'ammenda; era inoltre sancito il diritto per i pastori che sconfinassero con il loro bestiame nel territorio di uno dei comuni di essere giudicati allo stesso modo con cui sarebbero stati giudicati nel comune di loro appartenenza; si stabiliva infine che nessuno poteva essere perseguito in base ad accuse vaghe e incerte, ma che dovevano essere prodotte delle prove certe e inconfutabili.

Qualche anno più tardi, nel 1399, nell'ambito dei rapporti tributari con Genova, Triora versò la somma di 3940 lire genovesi per pagare la tassa detta dell'avarìa (per i danni subiti dalle navi genovesi nelle recenti battaglie). L'ammontare della tassa, superiore a quella pagata da Ventimiglia e quasi pari a quella versata da Porto Maurizio, attesta ancora una volta la particolare prosperità della situazione economica di Triora, che allora era senz'altro superiore a quella di numerose città della Riviera. Tra il 1404 e il 1405 San Vincenzo Ferreri predicò a Triora, dove fondò la confraternita dei Flagellanti di San Giovanni Battista, ancora oggi detta dei Battùti, che però, secondo altre testimonianze, sarebbe stata invece istituita da San Bernardino da Siena.

Nel 1405, sempre a causa dell'eccessiva tassazione a cui era sottoposta da parte della Repubblica genovese, Triora, guidata dal podestà Levrotto, si ribellò nuovamente a Genova, prendendo in ostaggio il governatore genovese e distruggendo le cinque fortezze del paese: San Dalmazzo, che era la più antica, e quelle del Castello, della Colombèira o del Poggio, del Fortino e della Sella o di San Bernardino. Di tale fortezze ne rimangono ancora i ruderi, ad eccezione di quella di San Dalmazzo, conservatisi sino alla fine del Seicento.

Nel 1411 venne stipulato un'altra convenzione di buon vicinato con il comune di Tenda. L'atto, rogato in Saorgio in casa di Antonio Giordano il 30 giugno, da Filippo Stella luogotenente del podestà di Triora insieme ai sindaci trioresi da una parte e dai rappresentanti degli abitanti di Tenda dall'altra, fissava i tempi e i luoghi per il passaggio e la permanenza delle mandrie nei rispettivi paesi: i pastori di Tenda avrebbero potuto trattenersi per otto giorni nel territorio di Triora, Molini, Corte e Andagna quando dovevano passarvi per dirigersi verso altre terre, e quelli di Triora avrebbero potuto fare altrettanto nel territorio di Tenda senza pagare dazi o gabelle. Notevole interesse riveste inoltre la clausola che stabiliva che in tempo di guerra gli abitanti di un paese, con i loro capi di bestiame, potevano trasferirsi nel territorio dell'altro e lì rimanere e pascolare liberamente e impunemente per la durata di un mese; oltre questo termine avrebbero dovuto pagare i diritti di pascolo nella misura dei residenti.

Nel 1418 si svolse a Triora la predicazione di San Bernardino da Siena, che si trovava allora ad Albenga per una missione di prediche. Pochi anni dopo, nel 1429, Triora venne nuovamente tassata da Genova per la somma di 400 lire genovesi per il tributo dell'avarìa, che si era reso necessario a causa delle notevoli spese incontrate da Genova nel recupero del borgo di Monaco, che era stato riconquistato ed era ritornato ai Grimaldi. Anche in questo caso Triora pagò più di Ventimiglia, che versò 100 lire, di Sanremo, 200 lire, e poco meno di Porto Maurizio, che dovette pagare 500 lire. Il 13 febbraio 1433 avvenne la dismembrazione, cioè la divisione, delle prebende canonicali fra i beneficiati (parroco e due canonici) della chiesa della Collegiata, fondata nel secolo XII.

Del 1435 è invece un nuovo trattato con Briga, che venne stipulato per evitare il ripetersi di liti e contese sorte da questioni di pascoli alpini tra le due comunità. Il trattato, firmato il 28 giugno dal sindaco triorese Francesco Prevosto e da quello di Briga Pietro Rantrua, stabiliva i precisi confini territoriali dei due paesi, individuandoli in un cuneo di territorio brigasco che entrava in quello di Triora, corrispondente all'estrema punta della valle Argentina e compreso tra i monti Saccarello e Collardente e le frazioni di Verdeggia e Realdo, e che, dopo la seconda guerra mondiale, con la cessione di Briga (La Brigue) alla Francia, è ritornato a far parte del comune di Triora. Venivano inoltre fissate delle norme per il pascolo, tra cui quella che garantiva l'immunità fiscale dei pastori trioresi in territorio brigasco e di quelli brigaschi in territorio triorese.

Sei anni più tardi, nel 1441, Triora stipulò invece un accordo con Taggia, che venne sottoscritto il 23 giugno dal sindaco triorese Antonio Verrando e da quello taggese Francesco Boeri nel carrugio pubblico di Badalucco e che stabiliva delle sanzioni per gli abitanti di un paese che avessero arrecato danno od offesa a persone o cose dell'altro e risolveva pacificamente delle controversie sorte tra i due comuni in merito ad accuse di furti e danni riguardanti il bestiame. In dettaglio, si stabiliva che se qualche cittadino di Triora avesse arrecato danno od offesa ad uno di Taggia e viceversa, questo sarebbe stato giudicato dal foro del reo; nel caso invece un pastore avesse pascolato del bestiame in territorio altrui senza licenza, questo avrebbe dovuto pagare un banno di sette soldi, che aumentava a 15 soldi se le sue bestie avessero arrecato dei danni a prati e poderi; se qualche cittadino avesse danneggiato vigneti, fichi o alberi da frutta, esso avrebbe dovuto risarcire il danneggiato dei danni da lui provocati in base ad un ammontare stabilito da un collegio di periti, mentre per chi fosse stato sorpreso a tagliare degli alberi, la pena era invece di un banno da 40 soldi.

La convenzione stabilì infine che tutte le liti e pendenze giudiziarie tra cittadini dei due paesi non ancora risolte al momento della firma dell'accordo, sarebbero cadute in prescrizione e come tali considerate nulle come se non fossero mai accadute. Qualche anno dopo, il 28 ottobre 1452, i sindaci di Badalucco e Montalto Pietro Ammirato e Giorgio Rossi e quello di Triora Giovanni Morardo raggiunsero un nuovo accordo per la soluzione pacifica dei problemi derivanti dall'utilizzo e sfruttamento del bosco di Tomena, che nei secoli precedenti era stato oggetto di aspre contese tra gli abitanti dei tre paesi.

Nell'accordo, siglato a Triora davanti alla porta di San Giovanni della Valle, veniva confermata la sentenza del 13 gennaio 1217, con cui era stato raggiunto un primo compromesso tra le parti sull'uso da farsi del bosco, si prevedeva una multa di 25 lire per chi avesse contravvenuto al patto appena concluso e si stabiliva la remissione reciproca dei danni ricevuti in passato. Successivi accordi si resero necessari nel 1542 e nei secoli seguenti, senza tuttavia pervenire ad una soluzione definitiva del problema, fino a quando il commissario generale di Sanremo stabilì nel 1757 che la parte del bosco di Tomena detta Cuneo dell'Agrifoglio sarebbe spettata per sempre alle comunità di Montalto e Badalucco, escludendo quindi i diritti di proprietà rivendicati sul bosco dal comune di Triora. Il contenzioso venne comunque definitivamente superato solo nel 1821 quando il governo sabaudo dichiarò il bosco di Tomena proprietà demaniale.

Nel 1459 una terribile pestilenza avrebbe distrutto metà degli abitanti di Triora, ma la notizia non è storicamente certissima. Nello stesso anno, nell'ambito dei contrasti plurisecolari tra Triora e i comuni dipendenti di Badalucco e Montalto, che chiedevano maggiore autonomia fiscale e amministrativa dal capoluogo podestarile, i sindaci di Badalucco e Montalto presentarono una supplica al governo genovese e al Consiglio degli Anziani, nella quale, dopo aver fatto presente che in virtù dei loro Statuti essi avevano la facoltà di eleggere i propri consoli, gli anziani, lo scriba della curia e gli altri ufficiali comunali e dovevano inoltre ricorrere al podestà di Triora per l'appello alle sentenze e corrispondergli 24 lire di salario per le avarie come gli abitanti trioresi, chiesero di potersi separare da Triora per tutta una serie di motivi, che elencarono dettagliatamente.

In particolare, i motivi di dissidio erano così motivati: se un cittadino di Montaldo o Badalucco fosse stato debitore di uno di Triora, egli era subito citato a comparire a Triora dove era immediatamente arrestato e tenuto in carcere finché non avesse pagato, mentre se il debitore era uno di Triora, nessuno poneva un termine al versamento del dovuto; se qualcuno di Triora avesse arrecato danni di qualsiasi genere nei comuni di Badalucco e Montalto, questo, data la lontananza, era difficilmente rintracciabile e quindi spesso non punito, mentre se qualcuno di Badalucco o Montalto metteva piede nel territorio triorese era subito visto e accusato dai campari; i sindaci di Triora decidevano e agivano senza neanche avvertire i rappresentanti di Badalucco e Montalto, che erano poi costretti a pagare quanto era stato deciso; il Parlamento triorese aveva inoltre deliberato di tagliare molti castagni in territorio comune senza concedere ai badalucchesi e montaltesi di fare altrettanto. Per tutte queste motivazioni, i sindaci di Badalucco e Montalto chiesero al governo di Genova di staccare i loro paesi dalla podesteria di Triora in modo che non restasse più nulla in comune tra loro e il comune di Triora.

Il 7 novembre 1459 il regio governatore di Genova e il Consiglio degli Anziani esaminarono la documentazione prodotta dalle due parti, leggendo in particolare le dichiarazioni di Luca Rosso e Giovanni Bianco, sindaci e procuratori di Badalucco e Montalto, e quelle di Antonio Borelli, sindaco di Triora, incaricando nel contempo il podestà di Taggia di raccogliere nuove testimonianze, che furono poi mandate a Genova in un plico sigillato. Esaminati tutti i documenti, i governanti genovesi respinsero la richiesta di separare i comuni di Badalucco e Montalto dalla podesteria di Triora, in quanto, a loro giudizio, non era conveniente separare le membra dal capo.

Stabilirono però anche che Badalucco e Montalto potevano mantenere in vigore i loro Statuti, che dovevano essere rispettati dalle autorità di Triora, che i consoli di Badalucco e Montalto potevano giudicare secondo i loro Statuti, che se uomini di Triora avessero arrecato danni nei boschi di Badalucco e Montalto, dovevano essere credute le tesimonianze rese con giuramento dai campari e dagli estimatori badalucchesi e montaltesi, che gli abitanti di Triora potevano obbligare quelli di Badalucco e Montalto a spese, doni e missioni solo per cause che avessero interessato anche loro, e che infine, se si fossero verificati dei ritardi nel pagamento delle avarie al comune di Genova per colpa dei trioresi, gli eventuali aggravi sarebbero stati a carico degli abitanti di Triora; era inoltre stabilito che nelle cause civili i trioresi non potevano far incarcerare dal loro podestà gli abitanti di Badalucco e Montalto se non nei casi espressamente previsti dalla legge, che ogni volta che abitanti di Montalto o Badalucco dovevano presentarsi al podestà di Triora, questi avevano tre giorni di tempo per farlo, e non potevano essere arrestati prima della scadenza dei tre giorni, e infine che i trioresi avrebbero dovuto trattare gli abitanti di Badalucco e Montalto "benigne ac debite", cioè benignamente e con il dovuto rispetto. Dopo che il giusperito Francesco de Cocerino ebbe esaminato tali decisioni del Consiglio degli Anziani, ne inviò una dettagliata relazione al regio governatore e al Consiglio degli Anziani di Genova, che, il 3 aprile 1460, ratificarono tutte le decisioni assunte e comandarono che fossero osservate.

Anche dopo la ratifica dell'arbitrato emanato dal governo genovese, continuarono a sussistere tra Triora da una parte e Badalucco e Montalto dall'altra contrasti e dissidi che derivavano dall'interpretazione delle norme pattuite, con particolare riferimento alla questione che se per debito pecuniario gli abitanti di Badalucco e Montalto potevano essere arrestati e condotti nelle carceri di Triora. Su quest'ultimo punto si arrivò infine ad un accordo, raggiunto il 3 febbraio 1472 a Triora in casa del podestà triorese Francesco dei marchesi di Ponzone e rogato dal notaio Pietro Ammirato, da parte dei notai Giacomo Gastaudo e Lorenzo Capponi e dell'ufficiale comunale Marco Borelli in rappresentanza di Triora e dei notai Giacomo Bestagno e Giovanni Brizio per Badalucco e Montalto, che stabilirono le modalità per limitare i casi dell'eventuale custodia di badalucchesi e montaltesi nelle carceri trioresi, che doveva essere attuata nelle stesse condizioni di quelle riservate agli abitanti di Triora.

Quasi quindici anni dopo, nel 1486, avvenne il distacco della chiesa del paese di Molini dalla parrocchia madre di Triora. Del 1497 è invece un'altra convenzione di buon vicinato con Taggia, di cui però non è stato conservato il relativo atto. Il 19 maggio 1498 venne firmato un altro trattato con Briga, andato anch'esso smarrito. Al termine del Medioevo si può concludere che Triora si trovasse in uno stato di notevole prosperità economica, mentre, politicamente e amministrativamente, rimaneva una fedele podesteria della Repubblica di Genova.